Se una notte d’inverno un viaggiatore… la metafora degli specchi di Italo Calvino

Lo sguardo autentico di Silvio Perrella sulla carriera letteraria di Italo Calvino

Silvio Perrella, autore del libro Calvino (edito da Laterza per la seconda edizione del 2010) ci racconta della carriera letteraria del brillante scrittore Italo Calvino (1923-1985). Nato a Cuba da genitori italiani, trascorse poi la sua infanzia a Sanremo, in Italia, dove i genitori decisero di trasferirsi nel 1925. Raggiunta l’età adulta, nel 1945 si iscrisse alla facoltà di Lettere di Torino, per poi laurearsi nel 1947 con una tesi sullo scrittore Joseph Conrad. Da qui in poi inizia la sua importante collaborazione con la casa editrice Einaudi e la sua lunga carriera letteraria, che si “spegnerà” soltanto nel 1985, a sessantuno anni, a causa di un ictus.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo Il sentiero dei nidi di ragno (1947), Il barone rampante (1957), Le città invisibili (1972), Il visconte dimezzato (1952) e la trilogia I nostri antenati (1960).

Proprio nel 1979 esce uno dei suoi romanzi più belli, Se una notte d’inverno un viaggiatore, dove Calvino ha saputo intrecciare un racconto nei racconti. Egli ha creato una macrotrama in cui il protagonista, il Lettore, si ritrova a scoprire e a leggere tanti incipit e inizi di storie differenti e “apocrife” (dove Calvino dichiara scherzosamente che non sono state scritte da lui) e che non hanno una fine. Infatti, per via di alcune vicissitudini che non dipendono dalla volontà del Lettore, quest’ultimo si ritrova a leggere un romanzo che non riesce a concludere.

La trama del racconto intitolato In una rete di linee che s’intersecano

Si tratta di un romanzo che vuole porre l’accento sul piacere di leggere una storia, più che sul testo in sé.

Calvino emerge spesso da questa finzione, poiché ha sapientemente inserito in questi racconti qualche indizio sulla sua personalità e sul suo carattere. Perrella si riferisce in particolare al racconto degli specchi, intitolato In una rete di linee che s’intersecano, che vede come protagonista un uomo d’affari ossessionato dagli specchi e dai caleidoscopi.

In questo racconto il protagonista è riuscito ad istituire una rete di falsi sequestri per sfuggire ai suoi nemici nel mondo dell’alta finanza “moltiplicando” tutti gli aspetti della sua vita, tra cui le cinque auto diverse che escono ogni giorno dalla sua villa.

Un giorno gli stessi suoi rivali con cui poi successivamente decide di allearsi, ordiscono un finto sequestro contro di lui e lo conducono nella sua stessa villa, precisamente nella stanza degli specchi dove incontra sia la sua amante Lorna che sua moglie Elfrida.

Alla fine del racconto il protagonista si rende conto che tutte le sue immagini speculari riunite formano un unico sé, permettendogli di avere una visione totale della sua persona e comprendere che tutto ciò che lo circonda fa parte di esso.

Il “carattere” del romanzo e la metafora degli specchi

Calvino all’inizio del romanzo assume un tono ilare e scherzoso, rivolgendosi direttamente al Lettore e informandolo che se quest’ultimo desidera riconoscere tra le pagine del libro la voce autentica di chi ha scritto il romanzo (ovvero lo stesso Calvino) allora rimarrà deluso.

Infatti, proprio Calvino ci fa intendere con un brillante gioco di parole che questi racconti sono stati scritti da dieci autori diversi. Egli vuole sottolineare il fatto che come autore non ha un accento e uno stile inconfondibile, poiché in ogni sua opera si rivela sempre un aspetto diverso di lui; ed è proprio in questi cambiamenti che Perrella intravede il vero carattere di Italo come scrittore.

È lo stesso Calvino, così come fa il protagonista del racconto degli specchi, che nasconde il suo vero Io fra i tanti “fantasmi illusori” di se stesso, seguendo il pensiero del filosofo Plotino. L’anima viene descritta come uno specchio in cui si riflettono le idee della ragione superiore, proprio perché gli specchi non servono solo per sfuggire ai propri nemici ma anche per captare l’immagine del tutto e una visione superiore e più profonda delle cose.

Si tratta di un messaggio importante che Calvino ancora una volta è riuscito a celare dietro ad una sapiente metafora, nelle pieghe” del suo romanzo dei romanzi.

L’intento del romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore

Calvino con quest’opera non era interessato a ripercorrere la sua autobiografia letteraria; anzi, doveva essere un romanzo del tutto nuovo, ovvero dei nuovi racconti che potessero rappresentare altri aspetti del suo sé.

Ma si tratta anche di una sorta di autobiografia in negativo, poiché questi dieci racconti non sono altro altro che “scarti” dell’autore stesso, dei possibili e inediti romanzi che avrebbe potuto scrivere e che invece in un primo momento aveva messo da parte.

Dunque, delle storie che poi ha desiderato riunire in un unico romanzo rivalutando il materiale che in precedenza aveva classificato come non adatto per essere pubblicato.

Lo stesso Calvino è stato attratto dal mondo degli specchi, quella che Perrella definisce come una “vertigine conoscitiva” che può mostrare il rovescio delle cose e delle situazioni, permettendoci di vedere il mondo sotto altre prospettive e da un punto di vista molto più profondo, usando tutta l’immaginazione che abbiamo a disposizione.

Un brillante e geniale scrittore

Pertanto, più Calvino si sforzava di racchiudere i suoi romanzi in cornici “geometriche”, più si rendeva conto che quest’opera poteva rappresentare in realtà un dialogo costante con tutti gli altri suoi scritti o con quelli che ancora dovevano essere prodotti.

Un autore che ha saputo rappresentare il mondo da un’altra prospettiva, sicuramente più creativa e profonda, utilizzando soprattutto la “forza” della sua penna e della sua scrittura.

E voi, cosa ne pensate di Italo Calvino come scrittore?

Articolo scritto da: Erika Simonetti

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