CARAVAGGIO, STORIA E OPERE DEL GENIO “MALEDETTO”

Caravaggio è stato uno dei più grandi pittori della storia. Per alcuni, il più grande. Ammirare un suo quadro è un’emozione incredibile, e viene da chiedersi come sia possibile esprimere tanta bellezza e tanta perfezione. Un vero Genio, con la G maiuscola, con un temperamento e un carattere a dir poco… bollenti, che lo hanno portato a commettere reati gravi, tra cui almeno un omicidio.

Il suo vero nome era Michelangelo Merisi, i suoi genitori erano di Caravaggio, una cittadina della Lombardia, vicina a Bergamo, da cui l’artista ha preso il suo soprannome. Lui, però, nacque a Milano – perché i suoi genitori si erano trasferiti lì per lavoro – il 29 settembre 1571.

Nel 1577, quando il piccolo Michelangelo aveva 6 anni, la famiglia tornò a Caravaggio a causa della peste che imperversava nel capoluogo lombardo. L’epidemia si portò via subito suo padre, e morirono anche il suo nonno e il suo zio. Dopo sette anni a Caravaggio, e quando l’epidemia di peste a Milano era terminata, la madre di Michelangelo – che si era accorta presto del suo grande talento nelle arti – decise di mandarlo “a bottega” proprio a Milano. Sì, perché i pittori imparavano l’arte nelle cosiddette botteghe di altri artisti esperti; le botteghe erano dei veri e propri studi, delle specie di scuole d’arte. E lui si recò in quella dell’artista Simone Peterzano. Già da adolescente, il suo carattere era estremamente passionale e aggressivo, un’indole sicuramente innata ma acuita dal dolore per la perdita del padre.

A ROMA DIVENTA LEGGENDA

A Roma andò a bottega dal pittore Lorenzo Carli, e lì rimase fino al 1596. Negli anni trascorsi nella città eterna, per un periodo fu ospite di un monsignore, che gli incaricò e comprò alcuni dei suoi dipinti più celebri. Frequentò anche un’altra bottega, quella dell’artista Giuseppe Cesari, famoso all’epoca con lo pseudonimo di Cavalier d’Arpino.

Nel 1597 conobbe il cardinale Francesco Maria Del Monte, che adorò il suo genio e gli commissionò diverse opere che fecero diventare Caravaggio una vera e propria leggenda per la sua pittura rivoluzionaria, fatta di straordinari effetti di luce e di soggetti dipinti dal vero e tratti dalle realtà più umili e per certi versi disgraziate. Il marchese Giustiniani, che divenne suo amico, fu un vero e proprio collezionista delle sue opere e il suo principale protettore, tanto che lo salvò molte volte dai “guai” in cui si cacciava, tra cui risse, offese, ferimenti: tutte vicende che spesso avevano come oggetto del contendere qualche donna.

Caratteristiche dello stile

Nella sua evoluzione stilistica, le tinte chiare delle prime sue opere giovanili lasciano presto il posto, nelle opere più mature, ai forti contrasti di ombre e luci che accentuano la rappresentazione di una realtà brutale e immediata.

A partire dagli ultimi anni del Cinquecento Caravaggio abbandona la pittura giovanile di carattere allegorico e si cimenta con soggetti sacri.
In questi dipinti emerge un maggiore rigore compositivo e una semplificazione degli spazi, le figure vengono evidenziate con sinistri lampeggiamenti in contrasto con zone d’ombra profonde e una resa cruda della realtà.

  • DIPINGEVA SENZA IL SOSTEGNO DEL DISEGNO: UNICO NELLA STORIA

Caravaggio non faceva alcun abbozzo di disegno sulla tela. Prendeva il pennello e dipingeva direttamente. Sulla tela (o sulla tavola), fissava con dei punti solo le dimensioni. Nessun altro artista ha fatto una cosa simile. Fino a quel momento, e anche dopo di lui, i pittori hanno sempre disegnato sulla tela le figure da dipingere. Caravaggio no.

Gli studi effettuati hanno evidenziato anche l’irruenza della pennellata del pittore, che era velocissima. Provate a pensarci: prendere una tela, osservare la persona dal vero e dipingere direttamente col pennello. Con questo metodo, Caravaggio è riuscito a realizzare capolavori di perfezione unica, di incredibile attenzione per i dettagli.

  • L’arte di Caravaggio è di forte realismo, egli trasferisce sulla tela la vita vissuta, dipinge dal vero utilizzando dei modelli che posano separatamente e vengono poi sovrapposti sulla tela.

Caravaggio prende i suoi modelli per strada, sono persone umili, prostitute, vecchi, garzoni. Ciò causò diversi rifiuti da parte di committenti che non potevano accettare di vedere una Vergine simile ad una donna del popolo, gonfia e con le gambe scoperte e per di più ritratta in un ambiente umile e disadorno, o le figure dei pellegrini e dei pastori dipinte con i piedi laceri e sporchi, o le mani di San Girolamo arrossate dalle intemperie e dal lavoro quotidiano.

Tre opere di Caravaggio da ricordare

  • Ragazzo con cesto di frutta

Durante il suo apprendistato presso Giuseppe Cesari, Caravaggio realizzò il dipinto intitolato Ragazzo con cesta di frutta che venne, in seguito, sequestrato da Papa Paolo V e donato al cardinale Scipione Borghese.

Storici e critici dell’arte hanno avanzato molte interpretazioni del dipinto. Alcuni fanno osservare la volontà di Caravaggio di rappresentare umano e natura con la stessa intenzione, conseguenza dell’osservazione diretta della realtà. Altri collegano la figura del Ragazzo con cesta di frutta alla tradizione latina degli xenia, composizioni di frutta e ortaggi donati agli ospiti delle case aristocratiche.

  • Testa di Medusa

Descrizione: Il volto di Medusa è ritratto al centro dello scudo dal fondo di colore verde. La bocca è spalancata in un urlo di dolore mentre gli occhi sembrano fuoriuscire dalle orbite mentre un groviglio di serpenti si agita sulla testa della Gorgone.

Interpretazioni e simbologia dello Scudo con testa di Medusa di Caravaggio

Caravaggio non rappresentò la scena Perseo che uccide Medusa mozzando la sua testa. Nello scudo infatti compare solo la testa appena recisa dalla quale sgorga un fiotto di sangue, la bocca aperta e gli occhi spalancati.

Gli storici sono convinti che Caravaggio affrontò il tema della Medusa spinto da una precisa esigenza culturale. Intanto era una figura mitologica molto amata dalla famiglia de’ Medici. Poi nell’ambiente degli umanisti, la testa della Medusa o Gorgone era considerata l’allegoria della Prudenza e della Sapienza. Tale simbologia era ben nota e presente nei diversi trattati di pittura che giravano ai tempi di Caravaggio. Ludovico Dolce nel Dialogo dei colori del 1565, scrisse che Medusa raffigura la Prudenza acquisita attraverso l’uso della Sapienza. Donare un’opera con la riproduzione della Medusa era quindi di buon augurio.

  • Vocazione di San Matteo

La rivoluzione artistica di Caravaggio rappresentò una nuova forma di interpretazione dell’evento sacro. Nel dipinto Vocazione di San Matteo i commensali sono ritratti di uomini e adolescenti del popolo.

Interpretazione:

Il dipinto intitolato Vocazione di San Matteo, di Caravaggio, raffigura il momento, narrato nei vangeli, nel quale Gesù incontra Matteo, impegnato nel suo lavoro, e lo invita a seguirlo nella predicazione. Matteo era un esattore delle tasse, quindi, legato ad un’attività materiale e molto distante dalla spiritualità predicata dal Messia. Nel dipinto non è chiaro chi sia Matteo. Tradizionalmente, secondo alcuni storici è l’uomo con la folta barba che indica a sinistra. Recentemente è stata proposta l’ipotesi che, invece, Matteo sia il ragazzo seduto a capotavola, su di una sedia con la spalliera ricurva.

La luce direzionata, che proviene da destra, dall’alto, simboleggia la luce della misericordia divina. La sua fonte è coincidente con l’alto dei cieli, Dio Padre, la provenienza a destra, invece, con l’ingresso di Cristo.

Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita.
Prendo in prestito dei corpi e degli oggetti, li dipingo per ricordare a me stesso la magia dell’equilibrio che regola l’universo tutto. In questa magia l’anima mia risuona dell’Unico Suono che mi riporta a Dio.

Caravaggio

Articolo scritto da: Irene Fiorito Accardi

Categorie:Arte, Storia

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