William Shakespeare, le opere del drammaturgo e poeta inglese

Sono passati oltre 400 anni dalla sua morte, eppure i misteri che avvolgono William Shakespeare (nato nell’aprile del 1564 a Stratford-upon-Avon e morto il 23 aprile 1616) continuano a infiammare accademici e studiosi. E il fatto che su di lui esistano solo pochissimi documenti non fa che aumentare la curiosità.

Considerato il più grande ed importante scrittore inglese di tutti i tempi, è stato un drammaturgo ed un poeta inglese del sedicesimo secolo. Il suo impegno nel mondo del teatro è stato notevole, al punto da essere ritenuto il più elevato drammaturgo di tutta la cultura occidentale. Soprannominato il “Bardo dell’Avon” o “Il Bardo”, è stato il più rappresentativo poeta del popolo inglese e ci ha lasciato in eredità un numero smisurato di opere: 37 testi teatrali, 154 sonetti ed altri poemi.

La sua fama è ad oggi mondiale, con traduzioni in tutte le lingue, ed è attualmente lo scrittore più citato in tutta la storia della letteratura inglese. A lui è stato dedicato l’asteroide “2985 Shakespeare”, scoperto nel 1983.

Lo stile di William Shakespeare

Anche se nelle prime opere lo stile di Shakespeare si adatta perfettamente ai canoni convenzionali dell’epoca (metafore e retorica), ben presto l’autore ha apportato alcune modifiche con il fine ed il risultato di sfruttare al meglio tali elementi per dare vita a qualcosa di innovativo.

Innanzitutto i suoi scritti si presentano in pentametro giambico: per ogni linea vi è quindi la presenza di 10 sillabe, stile che si presta funzionalmente alla teatralità in quanto permette sia di utilizzare un linguaggio piacevole sia di raccontare una buona storia supportandone la trama con efficacia.

I suoi personaggi hanno una dimensionalità: sono profondi e non costruiti su caratteristiche preimpostate, bensì persone che potrebbero tranquillamente appartenere alla realtà e di ogni fascia sociale. Ciò gli ha permesso di mostrare più sfaccettature di essi, rendendo in alcuni momenti divertenti anche i soggetti più terribili delle sue narrazioni e definendone così l’umanità. Inoltre è stato in grado di fondere più stili poetici, caratterizzando ogni soggetto con quello che più gli si addiceva nel corso dello sviluppo della vicenda.

Nelle ultime opere invece si ritrova uno stile più concentrato e meno regolare, con utilizzo di enjambement e pause irregolari. All’interno della narrazione si ritrovano colpi di scena, frasi di diversa lunghezza ed omissioni di parole, i quali conferiscono maggiore spontaneità all’intero elaborato.

Le opere più importanti

Le opere di William Shakespeare sono essenzialmente elaborati destinati alla rappresentazione teatrale, i cui testi tuttavia risultano essere anche molto piacevoli per la lettura. Tra di essi si ritrovano tragedie, commedie e drammi storici. Oltre a questi lo scrittore ha prodotto anche alcune opere poetiche.

Le tragedie:

  • Romeo e Giulietta

Forse la tragedia più conosciuta di Shakespeare per il suo essere diventata l’emblema delle storie d’amore che non si possono compiere per colpa del destino. Vero protagonista di questa tragedia è però un monito sui pericoli dei pregiudizi, che fanno da ostacolo all’amore tra i due giovani. Giulietta infatti è parte della famiglia dei Capuleti, acerrimi nemici dei Montecchi, alla quale appartiene invece Romeo. I due si conoscono a una festa in maschera e a causa della rivalità tra le rispettive famiglie decidono di sposarsi in segreto. Ma non passa molto tempo prima che l’intervento delle rispettive famiglie crei le prime vittime, che a loro volta chiedono di essere vendicate con il sangue. Fatale è la mancata consegna di una lettera che avrebbe dovuto istruire Romeo sul piano architettato da Giulietta e il frate loro complice per liberarla dall’impegno di un matrimonio combinato. Solo le tragiche morti dei due giovani, autoinflitte per il dolore di non poter portare avanti il proprio amore, riescono a porre fine alla faida tra le due famiglie.

  • Otello

Con Otello torniamo a un approfondimento delle dinamiche familiari. Troviamo infatti il rapporto padre figlia ma soprattutto quello moglie e marito, in una trama che mette in luce la pericolosità della fragilità e delle insicurezze, in particolare quelle alimentate dalla diversità. Protagonista è appunto Otello, generale al servizio di Venezia. Sua moglie è Desdemona, figlia di un senatore di Venezia morto di crepacuore dopo che la figlia ha deciso di fuggire e sposare Otello, più anziano di lei e proveniente da un’altra cultura. A scatenare la scintilla dell’azione è una scelta di Otello, che preferisce Cassio a Iago come luogotenente; quest’ultimo, quindi, decide di ordire una subdola vendetta. Iago ferisce così l’orgoglio di Otello, insinuando che Desdemona senta il bisogno di relazionarsi con uomini di pelle bianca e più giovani di lui, e creando finte prove di una relazione infedele tra Cassio e Desdemona. Nell’epilogo vediamo accennato il tema della responsabilità, approfondito poi in Macbeth: le azioni violente macchiano l’anima di chi le compie, e non la coscienza di chi le ha ispirate.

  • Amleto

Famiglia, vendetta, lutto, amore, onore, amicizia: in questa tragedia Shakespeare ha saputo racchiudere forse tutti più grandi temi dell’esistenza. Una caratteristica che dopo quattro secoli rende questo dramma uno dei più attuali nei suoi significati. Amleto è il principe di Danimarca: lo troviamo segnato dalla morte del padre, e turbato dalla scelta della madre di risposarsi dopo poco tempo con lo zio. A provocare altra angoscia al protagonista è l’apparizione del fantasma di suo padre, che gli confessa di essere stato ucciso da suo fratello, il nuovo Re e marito della sua vedova. Attraverso profondi monologhi, Amleto si interroga sull’accaduto e inizia a chiedersi quale sia il modo giusto di reagire a questa notizia. I dilemmi su cui riflette circa i grandi temi della vita lo portano a camminare sulla sottile linea che separa tormento e follia. Non manca però l’azione: intrighi, complotti e tradimenti consegnano infatti ogni personaggio che si è macchiato di scorrettezze morali a una tragica fine.

Le commedie:

  • Sogno di una notte di mezza estate

Questa commedia è forse quella in cui si può apprezzare in modo più evidente l’abilità di Shakespeare di intrecciare in modo equilibrato trame e sottotrame, facendo sì che si intersechino al momento giusto. Il risultato sono errori commessi dai personaggi in buona fede, incomprensioni e scambi fortuiti che sulla scena creano un grande scompiglio, ma che analizzate a distanza mostrano un sapiente controllo artistico. In questa commedia, poi, Shakespeare esce dalle limitazioni del reale, giocando con miti e creature magiche e creando un’atmosfera che, come preannuncia il titolo, presenta tutte le caratteristiche del sogno. Al centro di questi disguidi troviamo quattro coppie, ognuna alle prese con ostacoli da risolvere, tra amori non ricambiati, giochi di potere e ostacoli familiari. L’azione converge in un bosco dove i personaggi cercano nascondiglio, ma nel quale si stanno svolgendo anche le prove per uno spettacolo di teatro. A complicare il tutto la presenza delle fate, e gli incantesimi del loro re che ingarbugliano ulteriormente le relazioni tra tutti i personaggi. Fortuna che, per citare un’altra opera del bardo, tutto è bene quel che finisce bene, e che a coronare la storia è un triplo matrimonio, celebrato con la messa in scena di una comica parodia della storia appena conclusa.

  • Il mercante di Venezia

Nonostante si tratti di una storia dall’epilogo felice, Il mercante di Venezia si riavvicina a temi tragici, sfiorandoli con momenti di grande tensione, per poi virare verso una risoluzione che lascia tirare a chi legge un sospiro di sollievo. Il fulcro di questa messa in scena è l’astuzia di Portia, protagonista e vera eroina femminile, la quale con la sua intraprendenza affronta da sola gli enigmi che impediscono a lei e agli altri personaggi della storia di vedere realizzati i propri desideri. Come molti altri personaggi dei drammi shakespeariani, Portia si trova di fronte a importanti dilemmi morali: obbedire alle ultime volontà del padre oppure optare per la propria felicità? Lasciare che la legge faccia il suo corso o battersi per una giustizia più umana? Portia grazie al suo ingegno riesce sempre a trovare una via di uscita per sé e gli altri personaggi, che non rinnega il compimento né della giustizia sia morale né di quella umana. Anche in questo caso Shakespeare non si esime dal mettere in scena grandi temi, come lo scontro morale tra la religione cristiana e quella ebraica, la discriminazione verso chi pratica quest’ultima, e ancora il desiderio di vendetta che nasce e cresce in questo clima conflittuale. Per i suoi innumerevoli colpi di scena, è una trama che vale la pena scoprire pagina per pagina.

Dio vi ha dato un viso e voi ve ne create un altro.

William Shakespeare

Articolo scritto da: Irene Fiorito Accardi

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