I pugili più forti di sempre

Oggi vi proponiamo la classifica dei pugili più forti della storia considerando tutte le categorie, i premi vinti e i KO.

Sono i più grandi atleti di questo sport e hanno scritto pagine di storia del pugilato.

  1. Muhammad Ali
  2. Sugar Ray Robinson
  3. Joe Louis
  4. Rocky Marciano
  5. Roberto Durán

Muhammad Ali, nato Cassius Marcellus Clay Jr. (Louisville, 17 gennaio 1942 – Scottsdale, 3 giugno 2016), è stato un pugile statunitense, considerato uno dei migliori pesi massimi di tutti i tempi e tra i maggiori e più apprezzati atleti della storia. Sin dagli inizi di carriera, Ali si contraddistinse come una figura carismatica, controversa e polarizzante sia dentro sia fuori dal ring di pugilato. Il suo enorme impatto mediatico e soprattutto sociale non ebbe precedenti nel mondo agonistico. È tra gli sportivi più conosciuti di tutti i tempi, essendo stato nominato “sportivo del secolo” da periodici quali Sports Illustrated e “personalità sportiva del secolo” dalla BBC. Fu inoltre autore di diversi best seller come The Greatest: My Own Story e The Soul of a Butterfly.

Ali, inizialmente conosciuto con il nome di battesimo Cassius Clay, incominciò ad allenarsi all’età di 11 anni. Vinse l’oro olimpico ai Giochi di Roma nel 1960 e nel 1964, all’età di 22 anni, conquistò il titolo mondiale dei pesi massimi sconfiggendo a sorpresa il temuto e potente campione in carica Sonny Liston. Successivamente si unì alla setta afroamericana Nation of Islam (NOI) di Elijah Muhammad, cambiando legalmente il suo nome in Muhammad Ali e promuovendo inizialmente il concetto di separatismo nero. Con una visione d’insieme profondamente influenzata dalla sua ammirazione per il mentore Malcolm X, più tardi anche Ali lasciò la NOI, aderendo prima al sunnismo e poi praticando il sufismo, oltre a sostenere l’idea di integrazione razziale.

Nel 1967, tre anni dopo la conquista del campionato mondiale, Ali si rifiutò di combattere nella Guerra del Vietnam per via della sua religione e della sua opposizione al conflitto. Per questo, fu arrestato e accusato di renitenza alla leva, oltre a essere privato del titolo iridato. Non combatté per i successivi tre anni. L’appello di Ali fece strada sino alla Corte suprema degli Stati Uniti d’America, che annullò la sua condanna nel 1971. La sua battaglia come obiettore di coscienza lo rese un’icona nella controcultura degli anni sessanta.

È l’unico peso massimo a essere stato campione lineare per tre occasioni: nel 1964, 1974 e infine nel 1978. Tra il 25 febbraio e il 19 settembre 1964 fu inoltre campione indiscusso della divisione. Detiene il maggior numero di premi “pugile dell’anno”, assegnato da The Ring, avendo vinto tale riconoscimento nel 1963, 1966, 1972, 1974, 1975 e 1978.

Soprannominato “The Greatest” (Il più grande), Ali è stato protagonista di alcuni dei più importanti e famosi eventi del mondo pugilistico. Tra questi vi furono la prima controversa sfida contro Sonny Liston, i tre aspramente combattuti match con l’irriducibile rivale Joe Frazier, e il cosiddetto Rumble in the Jungle, il drammatico incontro nel 1974 in Zaire contro il campione in carica George Foreman, dove riconquistò i titoli persi sette anni prima.

In un’era dove molti pugili lasciavano parlare i propri manager, Ali, ispirato dal wrestler Gorgeous George, si ritagliò il proprio spazio divenendo famoso come personaggio provocatorio e stravagante. Prese infatti il controllo di numerose conferenze stampa e interviste, parlando liberamente anche di problemi non legati al pugilato. Con il proprio carisma si contraddistinse inoltre come uno dei principali innovatori della pratica del trash-talking nel mondo sportivo. Trasformò profondamente il ruolo e l’immagine del pugile afroamericano negli Stati Uniti, diventando punto di riferimento del Potere nero. Secondo la scrittrice Joyce Carol Oates, fu uno dei pochi atleti a “definire con i suoi termini la propria reputazione pubblica”.

Nel 1984 gli fu diagnosticata la sindrome di Parkinson, attribuita alla sua professione e che lo portò a un graduale declino fisico nel corso dei decenni successivi. Malgrado tali disagi, anche dopo il suo ritiro dal mondo sportivo, Ali rimase impegnato in numerose azioni umanitarie, sino alla morte avvenuta il 3 giugno 2016.

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